Il vortice delle emozioni

a)Il periodo del lutto, a partire dal momento immediatamente successivo alla perdita, è dominato dall’alternarsi e dall’accavallarsi non solo di stati fisici nuovi ma anche dall’intrecciarsi di un vortice di emozioni diverse, spesso molto forti. Può essere utile riconoscerle, quando si presentano, per esserne consapevoli, per parlarne e per saperle meglio gestire.

b)Lo shock è la normale iniziale reazione alla morte di una persona cara: ci paralizza e coinvolge completamente, mente e corpo. Ci sentiamo fragili, lontani e disinteressati al mondo circostante; il respiro si fa corto, la bocca è asciutta, la gola ed il petto perennemente stretti in una morsa, esausti, con un senso di vuoto e di soffocamento. Presi da un vortice che ci sommerge e cancella ogni altro pensiero.

“Nessuno mi aveva detto che il dolore del lutto è così simile alla paura. Io non ho paura, eppure la sensazione è simile. Lo stesso palpito nello stomaco, la stessa irrequietezza, un continuo sbadigliare. Non faccio altro che inghiottire. Altre volte mi pare di essere leggermente inebriato, o come se avessi sbattuto con violenza la testa. C’è una coperta invisibile che mi separa dal resto del mondo. Ho difficoltà a seguire cosa mi dicono. Oppure, trovo difficile volerlo seguire. E’ tutto così indifferente. Eppure, ho bisogno che ci siano altri vicino a me. Ho il terrore del momento in cui la casa è vuota. Se solo parlassero tra di loro e non a me”.
C.S.Lewis, Diario di un dolore, 1990

c)Non ci si può credere
E’ del tutto normale non riuscire a credere a quanto è successo. Capita – nei primi momenti – di pensare di aver tutto immaginato o che ci sia una qualche possibilità di ritornare alla vita di “prima”; quando poi si tratta di una morte prematura e improvvisa è ancora più difficile riuscire ad accettare che la perdita sia proprio definitiva. “Sappiamo” che la persona è morta, ma nella nostra intimità più profonda non riusciamo ad accettare che non sarà più accanto a noi. Ci sentiamo confusi, impauriti e presi da un senso di panico. A tutti i costi cerchiamo di pensare ad altro, di allontanare il pensiero, di distrarci dall’evento. Ma non sempre questo è possibile e infatti si torna continuamente a chi è morto, ripensando e riesaminando ripetutamente tutti i dettagli, riparlandone in continuazione. Il bisogno intenso di parlare della persona morta è una parte normale del tentativo e della fatica di venire a patti con la perdita.

“Sei uscito dalla vita: ma non dalla mia vita”
S..Agostino, Confessioni

“Fin dall’inizio, tornata a casa, continuavo a parlargli, a cercarlo, a chiedergli il suo parere. Lo vedevo, spesso accanto a me. Gli davo la buonanotte, la sera. E poi, un giorno, ho fermato una persona, per strada, perché aveva una giacca uguale alla sua e per un attimo avevo pensato, sperato”.
Anna, 56 anni