Ministero di Cappellania Internationale

MINISTERIO CARCERARIO

carcelario

Vita quotidiana nel carcere

In Italia ci sono cappellani evangelici che fanno assistenza religiosa negli istituti di pena. Un impegno che non è soltanto spirituale, ma anche di solidarietà quotidiana verso persone che hanno bisogno di tornare a sperare nel futuro.

Tra le opere di misericordia, è forse quella più difficile da praticare. Non foss’altro che per i tanti permessi e le autorizzazioni necessarie per entrare negli istituti di pena. Eppure in centro Cristiano casa di preghiera Onlusdal 2007 insieme al ministero di cappellania internazionale si è sempre assicurata che i detenuti non fossero lasciati soli. E «visitare i carcerati» è diventata, negli anni, un’opera sempre più apprezzata anche dalle autorità civili. Al punto che, nel 1963, persino il Parlamento riconobbe l’importanza della presenza della Chiesa in carcere e dispose, con la legge n. 323, l’istituzione presso il Ministero di grazia e giustizia di un Ispettore dei cappellani «per la vigilanza sul servizio di assistenza religiosa negli istituti».(per questo vediamo lo importante che e visitare un carcerato).

Un cappellano nei corridoi di una carcere

Un cappellano nei corridoi di una carcere

In pratica una figura di raccordo e coordinamento dei tanti cappellani che quotidianamente si occupano «dei nostri fratelli e delle nostre sorelle detenute»,

La presenza dei cappellani non è invenzione recente. Così come l’idea di un coordinamento che desse un’azione più decisa e significativa al loro impegno. Fu, infatti, già durante la Seconda guerra mondiale, quando gli istituti penitenziari si riempirono di detenuti politici e di prigionieri di guerra, che si pose il problema di affrontare, anche da un punto di vista legislativo..

Uno scorcio delle carceri delle Vallette, a Torino (foto A. DI MARCO/ANSA).

Uno scorcio delle carceri delle Vallette, a Torino (foto A. DI MARCO/ANSA).

In questo contesto, il ruolo dei ministri di culto e cappellani evangelici è fondamentale, perché essi partecipano all’opera di risocializzazione dei detenuti e alla loro rieducazione umana e spirituale sia attraverso il servizio pastorale, sia venendo incontro a esigenze personali che le strutture possono non essere in grado di soddisfare». L’esistenza del cappellano è rassicurante anche per i detenuti di altre fedi o non credenti. «Siamo disponibili per tutti». «Uno degli elementi portanti della comunità cristiana evangelica casa di preghiera Onlusè anche la testimonianza della misericordia e questa è per tutti indistintamente, sia come atteggiamento di fondo di ascolto che come atteggiamento di aiuto concreto.

Ciò vuol dire occuparsi delle necessità più spicciole: portare vestiti, dentifricio, dare qualche minimo aiuto economico. Cosa che facciamo senza distinguere tra credente, cattolico, ateo. Bisogna anche sapere che queste cose il cappellano può farle perché, di solito, è sostenuto da un’associazione o dai volontari. All’interno del carcere lavoriamo insieme a altri cappellani e associazioni che vengono aiutati anche dai catechisti, dai diaconi, ecc. Anche noi abbiamo persone disponibili che ci aiutano a praticare la nostra pastorale specifica in carcere».

nelle

Pastorale fatta soprattutto di ascolto e di mediazione.
«Ci facciamo da tramite sia nei confronti delle famiglie dei detenuti che nei confronti della comunità cristiana. Tra i molti nostri interventi, infatti, c’è anche l’andare nelle parrocchie a incontrare i sacerdoti per fare in modo che, soprattutto quelli più vicini territorialmente al carcere, vengano a trovare i fratelli e le sorelle detenuti. Inoltre cerchiamo di diffondere una cultura che faccia comprendere che il vissuto del carcere non è la cosa migliore per aiutare qualcuno a cambiar vita. Bisognerebbe trovare strumenti diversi che affrontino i temi del conflitto, del male, dell’illegalità all’interno di cammini di riconciliazione. Ci stiamo muovendo in questo senso con un impegno che portiamo avanti non solo come cappellani, ma anche con operatori e persone specializzate sul tema della giustizia riparativa».

Molti cappellani sono anche direttori di associazioni o di Migrantes, persone impegnate nel volontariato e nell’accoglienza. Alcuni hanno messo in piedi strutture che possono poi seguire i detenuti anche nel percorso di reinserimento esterno o che possano fare da punto di riferimento per le famiglie dei carcerati stessi. Spesso si fanno carico anche della “fede altrui” nel senso di facilitare l’incontro tra persone di altre fedi e i ministri di culto . «In ogni caso ascoltiamo tutti quelli che lo chiedono. Con i cristiani poi, se lo desiderano, facciamo anche un percorso di crescita spirituale
Questo è lo stile che dobbiamo avere in carcere, ricordandoci che Gesù Cristo non ha mai detto su nessuno la parola fine. Qualsiasi cosa abbiamo potuto fare, il Signore si rivolge a noi sempre per ridarci speranza e per salvarci. E poi ci sono due parole forti di cui non possiamo dimenticarci. Siamo una Chiesa di servizio e in quel contesto dobbiamo essere capaci di dire queste parole del Vangelo: “Annunciate ai detenuti la liberazione come segno del Regno di Dio” e “visitate i carcerati perché sono il volto di Gesù Cristo”»

CAPPELLANIA CARCERARIA E DIDATTICA

car

Matteo 25:31-46

31 «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. 32 E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; 33 e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; 36 fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. 37 Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” 40 E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”. 41

Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! 42 Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; 43 fui straniero e non m’accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste”. 44 Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: “Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?” 45 Allora risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto a uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me”. 46 Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna».

I bisogni di Gesù

Può il Signore Gesù patire necessità ? Può avere Lui fame o sete? Sicuramente si, perché Lui stesso l’ha detto :” Ho avuto fame” , e non ha detto “i miei fratelli hanno avuto fame” .Questo passaggio della Scrittura è impressionante, Gesù stesso nel Suo trono di gloria, e tutte le nazioni radunate davanti a Lui, separati gli uni dagli altri: le pecore a destra e le capre a sinistra. La ragione? Gesù stesso l’ha detto : Per che avevano curato Lui nelle persone che avevano più bisogno .

Gesù s’identifica sia con i più bisognosi, che con noi quando facciamo qualcosa in favore di una persona che ha fame, sete, oppure è non ha come coprirsi. E’ farlo direttamente a Lui.

Gesù dice che ha avuto fame e che lo hanno sfamato, sete e lo hanno dissetato, era nudo e lo hanno coperto, era forestiero e lo hanno raccolto, è stato ammalato e lo hanno coperto, era in carcere e sono venuti a Lui. Gesù Cristo il pane della vita Ha avuto fame ?  Gesù Cristo l’acqua della vita Ha avuto sete?

Gesù Cristo che supplisce tutte le nostre necessità Era nudo? Gesù Cristo, che fa abbittare in famiglia a quello che una famiglia non ce l’ha. Era forestiero?

Gesù Cristo, il guaritore,che per le sue piaghe siamo stati guariti Era ammalato?

Gesù Cristo, quello che è venuto per liberare quelli che sono in cattività e proclamare ai prigionieri, l’apertura del carcere E’ stato prigioniero?

E’ cosi, Gesù è stato prigioniero. Gesù patisce necessità oggi giorno.

Ma come si suppliscono queste necessità?

PRIGIONE E CARCERE

NECESSITA’     E      RISPOSTA ALLE NECESSITA’

Necessità                    Risposta alle necessità

Fame                                  Lo hanno sfamato

Sete                                  Lo hanno dissetato

Forestiero                          Lo hanno ospitato

Nudità                                Lo hanno coperto

Malattia                              Lo hanno visitato

In carcere                        Sono venuti da Lui

Vediamo che ogni situazione menziona una necessità, fame, sete, forestiero, nudità, malattia. Ma quando menziona il carcere, non fa menzione a una necessità, solo che è stato in carcere. Perché? Perché in carcere possiamo trovare tutte le necessità menzionate prima.

 

MINISTRANDO IL CARCERATO

Un carcerato ha fame. Il cibo in genere non è molto abbondante. Ha fame fisica e anche fame spirituale.

Un carcerato ha sete. E’ incredibile vedere quello che fanno i carcerati per avere una bibita fresca. Hanno sete di giustizia anche.

Un carcerato è un forestiero. Vive in una cultura diversa, lontano da casa e dei suoi affetti, dei suoi amici e privato della sua libertà.

Un carcerato patisce la nudità. Non c’è persona piú bisognosa che un carcerato, A volte usano gli stessi vestiti per settimane o mesi. Gl’indumenti a volte non sono suoi ma appartengono allo Stato.

Un carcerato patisce molte malattie fisiche, emozionali e spirituali di frequente, inoltre le condizioni di vita dentro il carcere possono portare malattie contagiose e contaminazione del corpo, anima e spirito.

Sopperendo alle necessità di Gesù verso il carcerato, tendendo le mani a un carcerato, tendiamo le mani a Gesù stesso.

Al fare visita a un carcerato, possiamo dare da mangiare a un affamato, dare da bere a un assetato, dare una casa al forestiero, coprire la nudità, e stare con il malato. Quando visitiamo un carcerato, stiamo facendo visita a Gesù Cristo.

Che Dio ci liberi di essere cristiani mediocri, egoisti, legalisti e condiscendenti, che ci dimentichiamo di servire e amare il prossimo.

Gesù ci commando di amare Dio con tutto il cuore, anima, mente e forze, e al nostro prossimo come a noi stessi. Quando amiamo il bisognoso, stiamo amando a Dio. L’apostolo Giovanni ha detto con chiarezza :

1Giovanni 4:19-2119 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.
20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. 21 Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.

1Giovanni 3:17-18-17 Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?
18 Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.

Che Dio ci liberi che a noi ci si possa applicare il seguente pensiero:

Avevo fame… E tu formasti un gruppo umanitario per discutere sulla mia fame.

Ero in carcere… E tu silenziosamente sei andato in cappella a pregare per la mia libertà.

Ero nudo… E nella tua mente di dibatteva la moralità della mia apparenza.

Ero ammalato… E tu ti sei inginocchiato per ringraziare per la mia salute.

Ero senza casa… E tu hai predicato riguardo al rifugio spirituale del amore di Dio.

Ero da solo… E mi hai lasciato per pregare per me.

Tu… Che sembri cosi santo e cosi vicino a Dio.

Ma io,  ancora ho fame, ancora mi sento molto solo, ancora ho molto freddo.

 

Guida per gli stranieri detenuti nelle carceri italiane
Il percorso educativo o rieducativo di cui si incarica la pastorale carceraria ha dunque come obiettivo, attraverso l’annuncio del Vangelo e la promozione umana, di generare la vita buona, nell’integrazione della pena all’interno del cammino completo di sviluppo umano del detenuto.

“Voi essere visitato  fai la domandina nella struttura e mandaci una lettere in via benedetto Marcello n° 20  cap25121- Brescia .associazione cristiana evangelica centro cristiano cassa di preghiera Onlus  ministero cappellania”
Quando dietro ad un detenuto si chiudono le porte del carcere, al di fuori rimangono gli affetti contatto in nostro centro di ascolto email : lic.lafon@gmai.com

Studente

social network

error: Content is protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi